La Giustizia Riparativa: tra principio e realtà

L’incontro “La giustizia riparativa tra principio e realtà”, tenutosi lo scorso 1° dicembre e organizzato dall’Associazione Keiron – La Casa del Penalista, ha offerto un importante momento di riflessione sul nuovo modello di giustizia introdotto dal D.lgs. 150/2022.
Grazie agli interventi del Prof. Simone Lonati, del Dott. Marcello Bortolato, dell’Avv. Valentina Alberta e dell’Avv. Federica Brunelli, l’evento ha permesso di esplorare la giustizia riparativa da più prospettive, evidenziando come questo istituto possa oggi rappresentare una concreta risorsa all’interno del sistema penale.
Il Prof. Lonati ha introdotto il tema sottolineando la portata innovativa della “riforma Cartabia”, che attribuisce alla giustizia riparativa un ruolo strutturato all’interno del procedimento penale. Il reato non viene più considerato soltanto come una violazione astratta, ma come una frattura nei rapporti umani.
Da qui l’idea che il processo non esaurisca la risposta al conflitto e che la mediazione possa essere utilizzata in aggiunta, offrendo uno spazio diverso, fondato sul dialogo e sul riconoscimento reciproco. L’accesso ai percorsi è volontario e può avvenire in qualunque fase del procedimento, previa valutazione del giudice circa la sua utilità, la sicurezza delle parti e la tutela dell’accertamento dei fatti.
Il Dott. Marcello Bortolato ha poi approfondito il tema, mettendo in luce come la giustizia riparativa sia un fenomeno sociale antico, ora riconosciuto per la prima volta da una disciplina organica in Europa. Essa si propone come alternativa alla logica retributiva che, storicamente, ha focalizzato la risposta al reato sulla punizione dell’autore, trascurando il dolore della vittima e producendo risultati insoddisfacenti in termini di reintegrazione sociale e riduzione della recidiva. La giustizia riparativa mira invece a creare uno spazio protetto in cui vittima e autore, accompagnati da mediatori qualificati, possano affrontare le conseguenze umane del fatto.
L’esito del percorso, se autentico, può incidere sulla pena perché esprime un cambiamento reale della persona, senza per questo trasformarsi in un meccanismo strategico o premiale; non si tratta di perdono, ma di una giustizia “più umana” che tenta di “aggiustare” il passato senza infliggere ulteriore sofferenza.
L’Avv. Valentina Alberta ha illustrato invece il ruolo dell’avvocato, figura che mantiene un compito di garanzia pur restando esterna alla dinamica della mediazione. L’avvocato deve informare l’assistito, valutare l’opportunità del percorso e vigilare sulle fasi in cui il fascicolo transita dal processo al centro di mediazione e viceversa, assicurandosi che eventuali esiti, positivi o negativi, non producano effetti distorti sul procedimento penale.
Per quanto riguarda la vittima, è essenziale che il difensore spieghi con chiarezza il senso e le finalità del percorso, aiutandola a comprendere che la giustizia riparativa non mira a ridurre la gravità del fatto, ma a restituirle uno spazio di parola e di riconoscimento.
Infine, l’Avv. Federica Brunelli ha portato la testimonianza concreta del Centro per la giustizia riparativa Dike di Milano, composto da mediatori con formazioni diverse, mostrando come la riparazione non sia un modello predefinito ma un processo costruito dalle persone coinvolte. Dal punto di vista operativo, i programmi si fondano sulla volontarietà e iniziano con colloqui separati volti a comprendere i bisogni delle parti e la loro disponibilità a intraprendere un percorso di incontro.
Il focus non è la violazione della norma, ma la rottura del patto fiduciario generata dal reato. Vittime e autori vi accedono spesso per ragioni profonde: la necessità di dare un senso all’esperienza, di uscire da emozioni paralizzanti come paura, rabbia o vergogna, o di trovare risposte che il processo, per sua natura, non è in grado di offrire. In questo spazio dialogico emergono modalità di riparazione mai standardizzate, nate dal confronto autentico tra le persone.
L’Associazione ringrazia i professionisti intervenuti per la disponibilità dimostrata. L’evento ha fornito una visione chiara delle potenzialità della giustizia riparativa come strumento capace di restituire centralità alle persone e di integrare il sistema penale con percorsi più umani, partecipativi e orientati alla responsabilità, permettendo agli studenti di comprendere maggiormente le ragioni e le finalità di questa disciplina.