Articoli

Il diritto criminale e processuale: nella Roma dell'Età Arcaica e Classica
a cura di Luca Penna
In questo articolo si illustra il passaggio, nel diritto romano, da un sistema basato sulla vendetta privata a uno di repressione pubblica dei crimini. In origine, la punizione spettava ai familiari della vittima, mentre la pubblica autorità interveniva quasi esclusivamente nei “delitti sacrali”. Con il rafforzamento del potere dello Stato, però, la pena assume una funzione pubblica. La Legge delle XII Tavole segna una svolta distinguendo tra illeciti privati, puniti con sanzioni economiche, e delitti pubblici, perseguiti dalle istituzioni statali. Si afferma così un sistema penale più strutturato, con procedure processuali affidate alle assemblee popolari.

Il ruolo dei pentiti di mafia: la storia di Anna Carrino
a cura di Benedetta Zorzetto
A partire dagli anni Ottanta la lotta contro la criminalità organizzata ha conosciuto una svolta decisiva, raggiunta anche grazie al crescente impiego dei collaboratori di giustizia come risorsa investigativa. L’introduzione di questo strumento ha consentito di penetrare all’interno delle strutture criminali, tradizionalmente sottratte al controllo dell’autorità, e conoscere in modo inedito i modelli e le strutture organizzative impiegate dai più potenti clan mafiosi.

L'imputabilità del dodicenne: fatti e legge
a cura di Lorenzo Oliva
Nel dibattito pubblico si discute sovente di criminalità minorile: dalle baby gang ai singoli casi di cronaca, è un tema che ormai pare essere sulla bocca di tutti. Di conseguenza, come accade spessocon molte tematiche sociali, si apre un dibattito politico riguardante gli interventi legislativi opportuni per arginare il fenomeno.
Sono due le proposte frequentemente discusse. La prima è quella di introdurre una responsabilità penale a carico dei genitori, oltre a quella civile già prevista in virtù delle culpae in vigilando et ineducando ex art. 2048 c.c. Quest’idea, recentemente discussa dal leader della Lega Matteo Salvini, porrebbe però non pochi problemi di legittimità costituzionale, in primo luogo legati al principio di personalità della responsabilità penale.
Ma, la tematica che vogliamo affrontare oggi, oggetto anch’essa di una proposta della Lega, riguarda un’idea concernente l’età dell’imputabilità penale del minore. Si discute infatti di frequente sulla possibilità di abbassare l’età nella quale i minori iniziano a divenire responsabili penalmente, così da esercitare la cosiddetta “tagliola penale” direttamente su di loro.

Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la tratta di persone: una distinzione complessa
a cura di Lucia Renda
Nel diritto penale la distinzione tra tratta di persone e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (o traffico di migranti) risulta talvolta complessa. Nonostante sul piano normativo, le due fattispecie risultinochiaramente distinte, soprattutto a seguito dell’adozione dei Protocolli di Palermo del 2000, nella prassi giudiziaria questa distinzione tende frequentemente a sfumare, creando una vera e propria sovrapposizionetra le due figure.

I reati in materia di stupefacenti: tra evoluzione normativa e criticità applicative
a cura di Noemi Gallo
La disciplina dei reati in materia di sostanze stupefacenti rappresenta uno degli ambiti più complessi del diritto penale italiano. Tale complessità deriva non solo dalla delicatezza degli interessi coinvolti ma anche da una stratificazione normativa disorganica, frutto di interventi legislativi e giurisprudenziali che si sono succeduti nel tempo.

Giustizia predittiva: quando l'algoritmo entra in Tribunale
a cura di Benedetta Ravera
Con il termine giustizia predittiva si indica l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per prevedere l’esito dei processi o il rischio di recidiva, grazie a modelli di correlazione tra dati basati su probabilità statistiche che intendono replicare il ragionamento sussuntivo utilizzato dal giudice nel proprio procedimento decisionale.
L’AI Act ha indicato i modelli di giustizia predittiva come “ad alto rischio” a causa delle conseguenze che questi possono avere sull’elaborazione di dati processuali e delle sentenze. In tal senso, il caso COMPAS è emblematico e mette in luce alcune di queste criticità, quali la tendenza a ridurre l’attività giurisdizionale a semplici correlazioni statistico-matematiche e il rischio che i bias presenti nei dati storici si riproducano e vengano amplificati dall’algoritmo, con possibili conseguenze negative sui principi fondamentali di uguaglianza e trasparenza.

La giustizia riparativa nel sistema penale minorile
a cura di Elisa Pavan
Negli ultimi anni la giustizia riparativa ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel diritto penale, soprattutto in ambito minorile, dove il sistema non è orientato esclusivamente alla punizione del reato ma anche, e soprattutto, alla crescita e alla responsabilizzazione del minore. In questo contesto si inserisce un modello di giustizia che si distingue da quello tradizionale perché non si limita a sanzionare la violazione della norma, ma mira a ricostruire il rapporto tra autore del reato, vittima e comunità, ponendo al centro la dimensione relazionale del conflitto.

Tra prevenzione e anticipazione della pena: presunzione di innocenza e sistema delle misure cautelari
a cura di Sara Taboga
Il rapporto tra misure cautelari e presunzione di innocenza costituisce uno dei nodi più problematici del diritto processuale penale italiano, poiché si fonda su un equilibrio strutturalmente delicato: da un lato, l’esigenza di garantire l’effettività e la correttezza del procedimento; dall’altro, la tutela del principio di non colpevolezza sancito dall’art. 27, comma 2, Cost. La tensione tra tali istanze impone un costante bilanciamento tra esigenze di sicurezza e salvaguardia della libertà personale, tanto sul piano normativo quanto nell’applicazione giurisprudenziale, quale condizione imprescindibile per la tenuta dello Stato di diritto.

Intelligenza artificiale e responsabilità penale: chi risponde quando l’algoritmo sbaglia?
a cura di Noemi Gallo
L’intelligenza artificiale non è più una suggestione fantascientifica, ma una presenza quotidiana. Come sottolinea la più recente dottrina penalistica, siamo di fronte a una tecnologia “imprevedibile by design”, capace di apprendere dall’esperienza e di produrre output non interamente predeterminabili dai suoi programmatori.
Ma cosa accade quando un sistema di intelligenza artificiale realizza un fatto penalmente rilevante? Chi risponde per l’evento lesivo? Si pensi ad un'auto a guida autonoma che investe un pedone, ad un software medico che sbaglia una diagnosi con conseguenze fatali, o ad un algoritmo di trading che manipola i mercati finanziari. In tutti questi casi, c'è stata una condotta lesiva, ma dov'è il colpevole?

Qualche riflessione sulle criticita’ della riforma sulla “separazione delle carriere”
a cura di Cecilia Pelini e Francesco Centemeri
Il contributo esamina criticamente la riforma costituzionale sulla “separazione delle carriere” tra magistrati giudicanti e requirenti, evidenziandone alcuni profili problematici: l’iter parlamentare di approvazione; l’assenza di un vincolo costituzionale che imponga la separazione delle carriere ai fini dell’attuazione del modello accusatorio; i possibili effetti sull’equilibrio tra poteri dello Stato, anche alla luce dello sdoppiamento del CSM e dell’introduzione di un diverso sorteggio per i membri togati e laici; le criticità relative al nuovo sistema disciplinare e ai limiti all’impugnazione delle decisioni dell’Alta Corte.

Storia della colonna infame: critica al processo settecentesco e alla pratica della tortura
a cura di Benedetta Ravera
Nel saggio Storia della Colonna infame (1840) Manzoni analizza le responsabilità delle istituzioni e del pubblico nel processo, condannando, al tempo stesso, la pratica della tortura.
L’articolo si propone di analizzare le posizioni assunte dallo scrittore, svolgendo al tempo stesso un’analisi comparata con altri due studiosi che si occuparono della medesima vicenda: Muratori e Verri.

L'introduzione del femminicidio nel Codice penale: un bilancio sulle criticità della nuova normativa
a cura di Emma Melzi
Recentemente, il legislatore ha introdotto l’articolo 577-bis del Codice penale: una nuova e autonoma fattispecie di reato rubricata “femminicidio”, ovvero l'omicidio commesso in ragione della condizione di donna della vittima e motivato da specifici moventi riconducibili a dinamiche di prevaricazione. Tuttavia, questo reato è stato accolto in modo controverso dalla dottrina, sollevando perplessità di natura tecnica e costituzionale.

Il caso Meloni davanti alla Corte Penale Internazionale
a cura di Marianna Calocero
Nel corso dell’autunno 2025, una notizia ha rapidamente dominato i telegiornali italiani e le principali testate europee: il gruppo Giuristi e Avvocati per la Palestina, sostenuto da associazioni e personalità della società civile, ha depositato presso la Corte Penale Internazionale (CPI) una denuncia formale contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alcuni suoi ministri, in particolare Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa), e il CEO di Leonardo S.p.A., Alessandro Profumo.
La stessa Giorgia Meloni ha affrontato pubblicamente la questione nel corso di colloqui istituzionali e tramite i propri canali social, sottolineando l’eccezionalità della vicenda e il suo impatto sul dibattito pubblico nazionale e internazionale.
Le accuse sono tra le più gravi immaginabili: complicità in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, in relazione alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Il deposito della denuncia è avvenuto nelle settimane più intense della crisi mediorientale, in seguito al massiccio attacco israeliano contro Gaza iniziato nell’ottobre 2023, già oggetto di numerose segnalazioni e denunce presso l’ONU e il Consiglio per i diritti umani di Ginevra.

Alle soglie dell’impossibile: il concetto giuridico di genocidio nel diritto penale internazionale
a cura di Maria d'Occhio
Tra le parole che il Novecento ha consegnato al diritto penale internazionale, nessuna ha avuto un peso simbolico e morale pari a quello del termine genocidio. L’espressione, potente ed evocativa, nasce dall’unione tra la parola greca ghénos (“stirpe”) e il verbo latino caedo (“uccidere”). Coniata nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, segnò una svolta decisiva: per la prima volta nella storia del diritto si disponeva di un termine capace di descrivere lo sterminio di interi gruppi nazionali, etnici, religiosi o culturali.
Lemkin avvertì l’esigenza di introdurre un concetto nuovo che designasse non solo l’Olocausto, ma ogni forma di violenza sistematica contro un gruppo di persone determinato. Come spiegò in un’intervista del 1949, l’idea nacque riflettendo sul genocidio armeno e sull’impunità dei responsabili: l’ordinamento internazionale non offriva alcuna tutela alle vittime né puniva adeguatamente i colpevoli.

L’impatto giuridico del delitto del Circeo sul reato di violenza sessuale
a cura di Lucia Renda
Il massacro del Circeo non fu soltanto uno dei fatti di cronaca nera più sconvolgenti degli anni Settanta italiani, ma rappresentò anche un importante spartiacque nella storia del femminismo. Infatti, nonostante la prevalente concezione patriarcale e sessista nei confronti della libertà sessuale della donna, in seguito a questo caso il movimento femminista italiano riuscì a modificare la percezione della violenza di genere, sottolineandone l’impatto strutturale e trasversale.

L'ergastolo ostativo: una pena senza uscita?
a cura di Noemi Gallo
L’ergastolo ostativo impedisce l’accesso ai benefici penitenziari per i condannati a reati di particolare gravità che non collaborano con la giustizia.
Ma se il detenuto, pur non collaborando, si dimostra non più pericoloso o sinceramente ravveduto, è davvero conforme ai principi costituzionali escluderlo automaticamente da ogni beneficio?