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La giustizia riparativa nel sistema penale minorile

a cura di Elisa Pavan

Negli ultimi anni la giustizia riparativa ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel diritto penale, soprattutto in ambito minorile, dove il sistema non è orientato esclusivamente alla punizione del reato ma anche, e soprattutto, alla crescita e alla responsabilizzazione del minore. In questo contesto si inserisce un modello di giustizia che si distingue da quello tradizionale perché non si limita a sanzionare la violazione della norma, ma mira a ricostruire il rapporto tra autore del reato, vittima e comunità, ponendo al centro la dimensione relazionale del conflitto.

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Tra prevenzione e anticipazione della pena: presunzione di innocenza e sistema delle misure cautelari 

a cura di Sara Taboga 

Il rapporto tra misure cautelari e presunzione di innocenza costituisce uno dei nodi più problematici del diritto processuale penale italiano, poiché si fonda su un equilibrio strutturalmente delicato: da un lato, l’esigenza di garantire l’effettività e la correttezza del procedimento; dall’altro, la tutela del principio di non colpevolezza sancito dall’art. 27, comma 2, Cost. La tensione tra tali istanze impone un costante bilanciamento tra esigenze di sicurezza e salvaguardia della libertà personale, tanto sul piano normativo quanto nell’applicazione giurisprudenziale, quale condizione imprescindibile per la tenuta dello Stato di diritto.

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Intelligenza artificiale e responsabilità penale: chi risponde quando l’algoritmo sbaglia?

a cura di Noemi Gallo 

L’intelligenza artificiale non è più una suggestione fantascientifica, ma una presenza quotidiana. Come sottolinea la più recente dottrina penalistica, siamo di fronte a una tecnologia “imprevedibile by design”, capace di apprendere dall’esperienza e di produrre output non interamente predeterminabili dai suoi programmatori. 

 

Ma cosa accade quando un sistema di intelligenza artificiale realizza un fatto penalmente rilevante? Chi risponde per l’evento lesivo? Si pensi ad un'auto a guida autonoma che investe un pedone, ad un software medico che sbaglia una diagnosi con conseguenze fatali, o ad un algoritmo di trading che manipola i mercati finanziari. In tutti questi casi, c'è stata una condotta lesiva, ma dov'è il colpevole?

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Qualche riflessione sulle criticita’ della riforma sulla “separazione delle carriere”

a cura di Cecilia Pelini e Francesco Centemeri

Il contributo esamina criticamente la riforma costituzionale sulla “separazione delle carriere” tra magistrati giudicanti e requirenti, evidenziandone alcuni profili problematici: l’iter parlamentare di approvazione; l’assenza di un vincolo costituzionale che imponga la separazione delle carriere ai fini dell’attuazione del modello accusatorio; i possibili effetti sull’equilibrio tra poteri dello Stato, anche alla luce dello sdoppiamento del CSM e dell’introduzione di un diverso sorteggio per i membri togati e laici; le criticità relative al nuovo sistema disciplinare e ai limiti all’impugnazione delle decisioni dell’Alta Corte.

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Storia della colonna infame: critica al processo settecentesco e alla pratica della tortura

a cura di Benedetta Ravera

Nel saggio Storia della Colonna infame (1840) Manzoni analizza le responsabilità delle istituzioni e del pubblico nel processo, condannando, al tempo stesso, la pratica della tortura.

L’articolo si propone di analizzare le posizioni assunte dallo scrittore, svolgendo al tempo stesso un’analisi comparata con altri due studiosi che si occuparono della medesima vicenda: Muratori e Verri.

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L'introduzione del femminicidio nel Codice penale: un bilancio sulle criticità della nuova normativa

a cura di Emma Melzi

Recentemente, il legislatore ha introdotto l’articolo 577-bis del Codice penale: una nuova e autonoma fattispecie di reato rubricata “femminicidio”, ovvero l'omicidio commesso in ragione della condizione di donna della vittima e motivato da specifici moventi riconducibili a dinamiche di prevaricazione. Tuttavia, questo reato è stato accolto in modo controverso dalla dottrina, sollevando perplessità di natura tecnica e costituzionale.

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Il caso Meloni davanti alla Corte Penale Internazionale

a cura di Marianna Calocero

Nel corso dell’autunno 2025, una notizia ha rapidamente dominato i telegiornali italiani e le principali testate europee: il gruppo Giuristi e Avvocati per la Palestina, sostenuto da associazioni e personalità della società civile, ha depositato presso la Corte Penale Internazionale (CPI) una denuncia formale contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alcuni suoi ministri, in particolare Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa), e il CEO di Leonardo S.p.A., Alessandro Profumo.

La stessa Giorgia Meloni ha affrontato pubblicamente la questione nel corso di colloqui istituzionali e tramite i propri canali social, sottolineando l’eccezionalità della vicenda e il suo impatto sul dibattito pubblico nazionale e internazionale.

Le accuse sono tra le più gravi immaginabili: complicità in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, in relazione alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Il deposito della denuncia è avvenuto nelle settimane più intense della crisi mediorientale, in seguito al massiccio attacco israeliano contro Gaza iniziato nell’ottobre 2023, già oggetto di numerose segnalazioni e denunce presso l’ONU e il Consiglio per i diritti umani di Ginevra.

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Alle soglie dell’impossibile: il concetto giuridico di genocidio nel diritto penale internazionale

a cura di Maria d'Occhio

Tra le parole che il Novecento ha consegnato al diritto penale internazionale, nessuna ha avuto un peso simbolico e morale pari a quello del termine genocidio. L’espressione, potente ed evocativa, nasce dall’unione tra la parola greca ghénos (“stirpe”) e il verbo latino caedo (“uccidere”). Coniata nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, segnò una svolta decisiva: per la prima volta nella storia del diritto si disponeva di un termine capace di descrivere lo sterminio di interi gruppi nazionali, etnici, religiosi o culturali.

Lemkin avvertì l’esigenza di introdurre un concetto nuovo che designasse non solo l’Olocausto, ma ogni forma di violenza sistematica contro un gruppo di persone determinato. Come spiegò in un’intervista del 1949, l’idea nacque riflettendo sul genocidio armeno e sull’impunità dei responsabili: l’ordinamento internazionale non offriva alcuna tutela alle vittime né puniva adeguatamente i colpevoli.

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L’impatto giuridico del delitto del Circeo sul reato di violenza sessuale

a cura di Lucia Renda

Il massacro del Circeo non fu soltanto uno dei fatti di cronaca nera più sconvolgenti degli anni Settanta italiani, ma rappresentò anche un importante spartiacque nella storia del femminismo. Infatti, nonostante la prevalente concezione patriarcale e sessista nei confronti della libertà sessuale della donna, in seguito a questo caso il movimento femminista italiano riuscì a modificare la percezione della violenza di genere, sottolineandone l’impatto strutturale e trasversale.

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L'ergastolo ostativo: una pena senza uscita?

a cura di Noemi Gallo

L’ergastolo ostativo impedisce l’accesso ai benefici penitenziari per i condannati a reati di particolare gravità che non collaborano con la giustizia.

 

Ma se il detenuto, pur non collaborando, si dimostra non più pericoloso o sinceramente ravveduto, è davvero conforme ai principi costituzionali escluderlo automaticamente da ogni beneficio?

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